(Luglio 2026) – Il settore delle costruzioni sta attraversando una trasformazione profonda. Per molti anni la sostenibilità degli edifici è stata valutata principalmente attraverso i consumi energetici durante la fase di utilizzo. Oggi, grazie all’evoluzione delle politiche europee e alla crescente attenzione verso il Whole Life Carbon, il focus si sta spostando sull’intero ciclo di vita dell’edificio e dei materiali che lo compongono.
La nuova Direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) accelera questa evoluzione. Mentre gli edifici diventano progressivamente più efficienti dal punto di vista energetico, aumenta il peso delle emissioni legate ai materiali da costruzione e ai processi edilizi. In altre parole, una quota crescente dell’impatto climatico complessivo di un edificio è determinata dalle emissioni generate prima, durante e dopo la sua realizzazione, e non soltanto da quelle derivanti dal suo utilizzo.
In questo contesto, l’Embodied Carbon (carbonio incorporato) rappresenta una componente fondamentale del Whole Life Carbon, ossia delle emissioni complessive generate lungo l’intero ciclo di vita di un edificio. Include le emissioni associate all’estrazione delle materie prime, alla produzione dei materiali, al trasporto, alla costruzione, alla manutenzione, alla sostituzione e al fine vita dei prodotti e degli elementi edilizi, escludendo invece quelle legate ai consumi energetici durante la fase d’uso dell’edificio (Operational Carbon). Per quantificarlo e confrontarlo vengono utilizzati strumenti come il Life Cycle Assessment (LCA) e le Environmental Product Declarations (EPD), che consentono di basare le scelte progettuali su dati trasparenti e verificabili.
In questo scenario la ceramica italiana rappresenta un caso interessante. Attraverso investimenti continui in efficienza energetica, innovazione di processo, economia circolare e durabilità del prodotto, il settore ha progressivamente ridotto il proprio impatto ambientale e contribuisce oggi alla realizzazione di edifici più sostenibili.
Il carbonio che non si vede ma che conta sempre di più
L’Embodied Carbon include tutte le emissioni generate lungo il ciclo di vita di un prodotto. Nel caso della ceramica questo significa considerare l’estrazione delle materie prime, la preparazione degli impasti, la cottura, il trasporto, la posa, l’utilizzo e il fine vita.
La crescente attenzione verso questo tema è legata all’evoluzione del settore edilizio. Gli edifici di nuova generazione consumano sempre meno energia durante la fase d’uso. Di conseguenza, il peso relativo dei materiali aumenta e diventa necessario valutare con maggiore attenzione ciò che accade prima ancora che un edificio venga utilizzato.
Per affrontare questa sfida sono stati sviluppati strumenti di misurazione sempre più avanzati. Le EPD, ad esempio, permettono di comunicare questi risultati in modo standardizzato e verificabile, come illustrato in “Sostenibilità trasparente con l’EPD”.
Per progettisti e committenti, la disponibilità di dati affidabili rappresenta un elemento fondamentale. Solo misurando correttamente gli impatti è infatti possibile confrontare diverse soluzioni e prendere decisioni realmente orientate alla sostenibilità.
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Meno emissioni, stessa qualità: come cambia la produzione
Una parte significativa dell’Embodied Carbon è legata alla fase produttiva. Per questo motivo l’industria ceramica italiana investe da decenni nel miglioramento continuo dei processi industriali, con l’obiettivo dichiarato di una progressiva decarbonizzazione, come illustrato nella “Roadmap 2050: verso la neutralità climatica”.
L’efficienza energetica rappresenta uno degli strumenti più importanti per ridurre le emissioni. Il settore ha ridotto di circa il 50% il consumo energetico per tonnellata prodotta e del 59% le emissioni di CO₂ specifiche, associate alla produzione rispetto ai valori degli anni Ottanta.
Questi risultati sono stati raggiunti attraverso una combinazione di interventi: forni più efficienti, recupero del calore, sistemi di cogenerazione, digitalizzazione dei processi, monitoraggio continuo dei consumi e crescente utilizzo di energia rinnovabile.
L’innovazione non riguarda soltanto la tecnologia. Anche l’organizzazione della produzione, la manutenzione preventiva e il controllo in tempo reale delle performance contribuiscono a ridurre gli sprechi e a utilizzare le risorse in modo più efficiente.
Ridurre il carbonio incorporato non significa rinunciare alle prestazioni. Al contrario, l’esperienza del settore dimostra come efficienza, qualità e competitività possano procedere nella stessa direzione. Produrre meglio significa utilizzare meno energia, meno risorse e generare meno emissioni, mantenendo elevati standard tecnici ed estetici.
Più dura, meno impatta: il valore climatico della durabilità
Tra tutti gli aspetti che influenzano il carbonio incorporato, la durabilità è probabilmente uno dei più sottovalutati. Eppure, quando si adotta una prospettiva di Whole Life Carbon (Carbonio incorporato e operativo dell’edificio), la durata utile di un materiale diventa un fattore determinante, come dimostra il fatto che “La Ceramica Italiana resiste alla prova del tempo”.
Le superfici ceramiche presentano generalmente una Service Life (durata utile) superiore ai 50 anni e possono mantenere le proprie prestazioni per periodi ancora più lunghi. Questa caratteristica, descritta anche in “La Ceramica Italiana. Dalla terra, per la Terra”, consente di distribuire gli impatti ambientali iniziali lungo un arco temporale molto esteso.
Negli ultimi anni il settore delle costruzioni ha iniziato ad adottare metodologie che valutano le emissioni associate all’intera vita dell’edificio. In questo contesto assume particolare importanza il Building Lifespan Carbon Footprint (Emissioni di CO₂ lungo il ciclo di vita dell’edificio), un indicatore che considera l’impatto di un materiale durante tutto il ciclo di vita dell’opera.
Uno studio comparativo realizzato da Tile Warehouse ha analizzato diversi materiali di rivestimento considerando una vita utile dell’edificio pari a 60 anni. I risultati evidenziano come la piastrella ceramica presenti il valore di BLCF più basso tra i materiali analizzati.
La ragione è semplice: un materiale che non necessita di sostituzioni frequenti evita la produzione di nuovi materiali, riduce i trasporti, limita i rifiuti e minimizza gli interventi di manutenzione.
In un’ottica di decarbonizzazione, la durabilità rappresenta quindi una strategia estremamente efficace. Meno sostituzioni significano meno emissioni lungo tutto il ciclo di vita dell’edificio.
Questo concetto assume ancora maggiore rilevanza se si considera che gran parte del patrimonio edilizio europeo esisterà ancora nei prossimi decenni. Scegliere materiali durevoli significa ridurre gli impatti ambientali nel lungo periodo e aumentare la resilienza del costruito.
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Trasformare gli scarti in risorse
Economia circolare ed Embodied Carbon sono strettamente collegati. Ogni volta che una materia prima vergine viene sostituita da una risorsa recuperata si evitano emissioni associate all’estrazione, alla lavorazione e al trasporto.
L’industria ceramica italiana applica da anni questo principio, come raccontato in “Riciclare gli scarti, riutilizzare l’acqua, ridurre i consumi”, attraverso il recupero degli scarti di produzione — tra cui ad esempio il recupero degli smalti ceramici — il riutilizzo dell’acqua di processo e la valorizzazione dei sottoprodotti.
L’obiettivo non è soltanto ridurre la quantità di rifiuti generati, ma diminuire l’impronta carbonica complessiva del prodotto.
La ricerca continua inoltre ad aprire nuove opportunità: il progetto descritto in “Da rifiuto a risorsa utilizzando CO2” dimostra come la valorizzazione della CO₂, la simbiosi industriale e l’utilizzo di materiali secondari possano diventare leve concrete per la decarbonizzazione.
In questo modo il carbonio incorporato viene affrontato non soltanto attraverso l’energia, ma anche attraverso una gestione più efficiente delle risorse, valida lungo tutto il ciclo di vita del prodotto, fino al fine vita dell’edificio che lo contiene.
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Il progetto conta: ridurre il carbonio prima ancora di costruire
La riduzione dell’Embodied Carbon non dipende esclusivamente dai produttori. Anche progettisti, imprese e committenti svolgono un ruolo fondamentale.
Questa responsabilità è destinata a crescere. Attualmente circa il 75% del patrimonio edilizio europeo risulta energeticamente inefficiente. Di conseguenza, una parte significativa della decarbonizzazione del settore passerà attraverso la riqualificazione e la rinnovazione degli edifici esistenti.
In questo contesto la scelta dei materiali assume un’importanza strategica. Strumenti digitali e software dedicati consentono oggi di valutare il carbonio incorporato delle diverse soluzioni già nelle prime fasi del progetto.
Anche approcci come la progettazione per il disassemblaggio e la maggiore recuperabilità dei materiali possono contribuire a ridurre gli impatti ambientali lungo il ciclo di vita dell’edificio. Un esempio concreto è rappresentato dalla posa a secco, illustrata in “Vantaggi e sostenibilità della posa a secco”, una tecnica che facilita la manutenzione, la sostituzione selettiva e il riutilizzo dei materiali. Tuttavia, affinché questi vantaggi si traducano in un reale beneficio ambientale, è fondamentale che i materiali siano durevoli e progettati per mantenere elevate prestazioni nel tempo: solo così il loro riutilizzo diventa effettivamente praticabile e la riduzione degli impatti si concretizza.
La sostenibilità non dipende quindi da una singola decisione, ma dall’insieme delle scelte progettuali che accompagnano un edificio dalla sua concezione fino al fine vita.
I laterizi nella prospettiva del whole life carbon
La crescente attenzione verso il Whole Life Carbon sta cambiando anche il modo in cui vengono progettati e valutati i prodotti in laterizio.
In questa direzione si inserisce il progetto europeo LIFE SUPERHERO, che promuove un approccio integrato alla decarbonizzazione del comparto laterizio. L’obiettivo non è semplicemente diminuire le emissioni del processo produttivo, ma migliorare il contributo complessivo del materiale alla sostenibilità dell’edificio attraverso l’efficienza energetica dei processi, l’utilizzo più efficiente delle risorse, l’aumento della durabilità dei prodotti e una maggiore attenzione alla circolarità e al recupero dei materiali a fine vita.
Questo approccio riflette perfettamente i principi introdotti dalla Direttiva EPBD e dalle norme europee EN 15804 ed EN 15978: la sostenibilità non può essere attribuita a un singolo materiale sulla base delle sole emissioni di produzione, ma deve essere valutata considerando il contributo che quel materiale offre alle prestazioni ambientali dell’edificio durante tutta la sua vita utile.
Per questo motivo, nella scelta dei prodotti da costruzione assumono un ruolo sempre più importante caratteristiche quali la durabilità, la ridotta necessità di manutenzione, la possibilità di recupero o riutilizzo e la disponibilità di dati ambientali verificati attraverso EPD. Solo considerando tutti questi aspetti è possibile valutare il reale contributo di un materiale alla riduzione del Whole Life Carbon dell’edificio.
Conclusioni
Con l’evoluzione delle normative europee e la crescente attenzione verso il Whole Life Carbon, la capacità di misurare e ridurre le emissioni associate ai materiali diventerà sempre più rilevante.
L’industria ceramica italiana affronta questa sfida attraverso un approccio integrato che combina efficienza energetica, innovazione di processo, economia circolare, durabilità e trasparenza dei dati ambientali.
Ridurre il carbonio incorporato significa intervenire su ogni fase del ciclo di vita: materie prime, produzione, trasporto, utilizzo, manutenzione e fine vita. Significa anche progettare edifici capaci di mantenere nel tempo le proprie prestazioni e di utilizzare le risorse in modo più responsabile.
In un mercato sempre più orientato alla decarbonizzazione, la combinazione tra durabilità, efficienza e circolarità rappresenta un contributo concreto alla realizzazione di edifici più sostenibili e resilienti.
(Foto in evidenza: complesso residenziale Verdeluce, Monza. Superfici ceramiche by Florim)
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