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Edifici in classe A anche in estate | di Alfonsina Di Fusco

“Roma non è Bruxelles: bene la prestazione invernale, pessima quella estiva”, affermazione che per l’Italia e i paesi mediterranei presenta non poche criticità, perché non tiene conto della valutazione dell’inerzia termica per poter controllare il comfort abitativo.

È questa la vera critica, mossa dall’industria italiana dei laterizi: l’aver ignorato il contributo che le strutture massive, dotate di inerzia termica, che caratterizzano il modo di costruire in Italia, apportano in modo passivo al comfort termo-igrometrico.

L’Europa aveva suggerito la strada per la progettazione di edifici a consumo netto nullo, avendo in mente, per questioni climatiche, il solo tema del consumo invernale e l’Italia, pur in un contesto climatico diverso, ne aveva recepito le impostazioni, non preoccupandosi dei consumi estivi, che sappiamo invece essere preminenti per il clima mediterraneo. Mentre, dunque, per la maggior parte dei Paesi europei il mantra è come difendersi dal freddo, la stessa ricetta non può funzionare in Italia. Con temperatura che in estate sfiorano per lunghi periodi i 40 gradi, è chiaro a tutti che in Italia il tema è più complesso e l’isolamento dal freddo, meno pungente che in Nord Europa, deve essere affrontato con una particolare attenzione anche alla questione estiva.

Ma lo scenario normativo è già cambiato, grazie ai CAM!

Si tratta dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici per la gestione dei cantieri della pubblica amministrazione (introdotti per la prima volta nel DM 24 dicembre 2015 del Ministero dell’Ambiente – Gazzetta Ufficiale n.16 del 21 gennaio 2016), che la Pubblica Amministrazione deve adottare per gestire i cosiddetti ‘appalti verdi’ per la progettazione e realizzazione di nuove costruzioni e ristrutturazione di quelli esistenti, come ad esempio le scuole.

La Pubblica Amministrazione è diventata, così, protagonista di una strategia di sviluppo sostenibile (GPP – Gre­en Public Procurement), integrando i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto (nel caso specifico, di appalti pubblici) e incoraggiando, così, la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale. Uno strumento di politica ambientale, dunque, che favorisce lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale attraverso la leva della domanda pubblica. Le autorità pubbliche che in­traprendono azioni di GPP si impegnano sia a razionalizzare acquisti e consumi che ad incrementare la qualità ambientale delle proprie forniture ed affidamenti.

Successivamente, con l’ultimo DM dell’11 gennaio 2017 (su GU n.23 del 28-1-2017) sono stati aggiornati i “Criteri Ambientali Minimi (CAM)” per l’edilizia attraverso l’«Affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici», di cui al precedente DM 24 dicembre 2015 (Gazzetta Ufficiale n. 16 del 21 gennaio 2016); mantenendo e rafforzato il riferimento alla capacità termica areica interna, funzionale anche al retrofitting energetico degli edifici esistenti, nel contenimento dei consumi energetici e ai fini di garantire il comfort; viene rimarcato che il 100% degli appalti aggiudicati dalla Pubblica Amministrazione saranno gestiti attraverso i CAM e classificati come ‘Appalti Verdi’. In ottemperanza a quanto indicato all’art. 34 del D.Lgs 18 aprile 2016 n. 50 (nuovo Codice Appalti), inoltre, le stazioni appaltanti inseriscono nei documenti di gara per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici e per la gestione dei cantieri, tutte le specifiche tecniche e le clausole contrattuali definite dal nuovo DM 11 gennaio 2017 per il 100% del valore a base d’asta. I CAM sono da tenere in considerazione, poi, anche ai fini della stesura dei documenti di gara per l’applicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Sono numerosi i criteri che ANDIL ritiene ambientalmente validi (vedasi box) e che trovano risposta nelle peculiarità del laterizio, ma è alla valorizzazione della massa – ciò che non aveva fatto a pieno il DM 26/06/2015, ‘Requisiti minimi’ – per il risparmio energetico estivo ed il comfort indoor, che va l’attenzione e l’approvazione del settore.

Introducendo il criterio della capacità termica areica interna periodica, viene rappresentato in modo semplice – è ottenibile dalla UNI EN ISO 13786:2008, ovvero dalla stessa norma e dagli stessi calcoli della trasmittanza termica pe­riodica – il comportamento dinamico dell’involucro, con­siderando la profondità di penetrazione del flusso termico dall’interno. In pratica, la capacità areica rappresenta lo spessore della massa termica interna che effettivamente contribuisce in estate a ridurre la temperatura superficiale interna ed a stabilizzare la temperatura degli ambienti.

Le pareti ottimali dal punto di vista del comfort sono, quindi, quelle con capacità termica areica periodica interna più elevata, come le soluzioni costruttive massive in laterizio.

L’auspicio è che l’azione pioniera della Pubblica Amministrazione freni la corsa all’iper-isolamento invernale ed apra la strada del contenimento dei consumi estivi secondo le tecniche della bioclimatica, nella consape­volezza che la globalizzazione del settore delle costru­zioni non funziona e che ad edifici omologati e standard, vanno preferite strutture in grado di relazionarsi col contesto climatico, ma anche culturale e materiale, se­condo il modello della ‘casa mediterranea’.