Paesaggio, materia e trasformazione

Openfabric, fondato a Rotterdam da Francesco Garofalo, è uno studio di architettura che opera a livello internazionale su progetti che spaziano da installazioni urbane a grandi strategie paesaggistiche. L’approccio ruota attorno alla progettazione dello spazio pubblico, ponendo l'esperienza e l'interazione delle persone al centro della composizione
Di Alessandra Coppa

(Settembre 2026)Openfabric è in grado di trasformare il progetto del paesaggio in uno strumento strategico per ripensare città e territori. I loro lavori integrano la natura nel tessuto urbano per promuovere la biodiversità, la creazione di corridoi ecologici e il benessere cittadino. I progetti più recenti spaziano tra grandi strategie paesaggistiche urbane, parchi storici e interventi di rigenerazione internazionale. Ne abbiamo parlato con il fondatore, Francesco Garofalo.

 

Openfabric nasce a Rotterdam. Come si è evoluto lo studio in questi anni?

Openfabric è nato a Rotterdam nel 2011, poi si è ampliato con una sede a Milano e, più recentemente, a Genova, che sta diventando il nostro punto di riferimento principale. È la città dove sono cresciuto e oggi sta attraversando una fase di trasformazione molto interessante. Parlare di rinascita è forse prematuro, ma è un luogo che offre nuove opportunità e che, proprio per questo, abbiamo scelto di abitare progettualmente.

Fin dall’inizio, però, lo studio ha avuto una vocazione internazionale. Lavoriamo contemporaneamente in contesti molto diversi e non ci riconosciamo in una geografia precisa. La nostra identità nasce dal confronto continuo con città, paesaggi e culture differenti: è questo che alimenta il nostro modo di progettare.

 

Qual è “l’idea di paesaggio” che guida il vostro lavoro?

Per noi il paesaggio non è una disciplina specialistica, ma una chiave di lettura della città. Architettura, urbanistica e paesaggio fanno parte dello stesso processo e non possono essere affrontati separatamente.

Non ci interessa progettare un parco come episodio isolato. Ogni intervento è parte di una strategia che riguarda il territorio nel suo insieme. Il paesaggio diventa l’infrastruttura attraverso cui affrontare temi come il cambiamento climatico, la biodiversità, la mobilità e la qualità dello spazio pubblico.

Un progetto come il Piano del Verde di Mantova va proprio in questa direzione. Non è un catalogo di interventi, ma una visione di lungo periodo che ridefinisce la struttura ecologica della città attraverso un nuovo corridoio verde di oltre 115 ettari e una rete di circa cento chilometri di strade alberate.

 

Piano del Verde di Mantova (Openfabric)

 

Lavorate con la stessa naturalezza sulla scala urbana e su quella del dettaglio.

Credo sia una delle caratteristiche che definiscono meglio Openfabric. Passiamo continuamente dalla costruzione di una strategia territoriale al disegno di una pavimentazione, perché sono due aspetti dello stesso progetto. La qualità di un luogo dipende tanto dalla visione complessiva quanto dalla precisione con cui vengono risolti i dettagli.

 

Porto di Rotterdam (Openfabric)

 

Lo dimostrano lavori molto diversi tra loro. A Rotterdam, con Archipelago of Knowledge, abbiamo immaginato una nuova relazione tra porto e città attraverso un sistema di isole che ricuce ecologia, waterfront e spazio pubblico. A Genova, con la Green Strategy, il verde diventa la struttura portante della trasformazione urbana, mentre nell’area Ex Marconi di Sestri Ponente la rigenerazione di un ex comparto industriale restituisce spazio pubblico e nuove connessioni con il polo degli Erzelli.

In tutti questi casi il progetto non è il punto di arrivo, ma il dispositivo che attiva un processo di trasformazione.

 

Genova Green Strategy (Openfabric)

 

Lo stesso vale per il nuovo Parco della Reggia di Rivalta?

Assolutamente. Il parco della Reggia di Rivalta, inaugurato nel 2025, nasce dal recupero di un giardino storico, ma il nostro obiettivo non era ricostruire un’immagine del passato. Volevamo trasformarlo in una grande infrastruttura pubblica contemporanea, capace di mettere in relazione patrimonio storico, paesaggio e nuovi modi di abitare lo spazio aperto.

Oggi un progetto deve essere in grado di tenere insieme tempi diversi: rispondere ai bisogni del presente e, allo stesso tempo, costruire le condizioni per le trasformazioni future.

 

Reggia di Rivalta, Reggio Emilia (Openfabric Caarpa FM Ingegneria Giuseppe Baldi). Foto: Bruno Cattani.

 

Nei vostri lavori ricorre spesso il tema dei corridoi ecologici.

Perché rappresentano uno degli strumenti più efficaci per ricucire territori frammentati. Un corridoio ecologico non è un elemento formale, ma una struttura che mette in relazione habitat, persone e paesaggi.

Può coincidere con un fiume, come accade lungo il Mincio a Mantova, con un sistema forestale o anche con un semplice viale alberato. La sua funzione è creare continuità ecologica e, insieme, migliorare la qualità dello spazio urbano.

Per questo preferiamo parlare di infrastrutture verdi. Non sono semplicemente piste ciclabili o aree piantumate, ma sistemi capaci di organizzare il territorio e orientarne l’evoluzione.

 

Come rispondono le amministrazioni a questa impostazione?

Negli ultimi anni c’è una sensibilità crescente. Sempre più spesso veniamo coinvolti perché le amministrazioni cercano una visione strategica dello spazio pubblico.

Con Mantova, ad esempio, il lavoro è proseguito oltre il Piano del Verde con la riqualificazione di via Mazzini, trasformata in un corridoio verde urbano. Esperienze analoghe le abbiamo sviluppate nei Paesi Bassi, a Tirana e in altri contesti dove il paesaggio viene considerato un’infrastruttura essenziale per lo sviluppo della città.

 

Quanto conta il coinvolgimento delle comunità?

È indispensabile. Lo spazio pubblico appartiene ai cittadini e un progetto non può prescindere dall’ascolto. Osservare, comprendere e raccogliere esigenze è una parte fondamentale del nostro lavoro.

Ma ascoltare non significa rinunciare al ruolo del progettista. La partecipazione produce conoscenza; il progetto richiede una sintesi. Il nostro compito è trasformare esigenze spesso molto diverse in una visione coerente.

 

Quali sono i progetti che vi stanno impegnando oggi?

Tra quelli più significativi c’è il nuovo Ospedale Maggiore e Ospedale dei Bambini di Brescia, sviluppato insieme a Park Associati, CRA – Carlo Ratti Associati, Politecnica Building for Humans e agli altri partner del team.

Il progetto interpreta il campus ospedaliero come una nuova infrastruttura pubblica in cui sanità, ricerca, formazione e paesaggio diventano parte di un unico sistema. Il nostro contributo è la strategia paesaggistica del Green Ring: una rete continua di giardini terapeutici, spazi pubblici e connessioni ecologiche che traduce il principio One Health, secondo cui la salute delle persone e quella dell’ambiente sono inseparabili.

 

Nuovo Ospedale di Brescia (Park Associati, Carlo Ratti Associati, Openfabric, Politecnica, Dotdotdot, Studio Mattioli).

 

Che ruolo hanno i materiali nei vostri progetti?

Per noi i materiali non rappresentano l’ultima fase del progetto, ma ne sono parte integrante. Cerchiamo di evitare soluzioni standard e, quando possibile, lavoriamo direttamente con le aziende per sviluppare materiali e dettagli specifici per ogni luogo.

La ceramica è un materiale che mi interessa molto. È terra trasformata e conserva un rapporto profondo con il territorio. Come il legno o la pietra, possiede una forte capacità espressiva e può contribuire a costruire l’identità di uno spazio.

Un materiale non è mai soltanto una soluzione tecnica. È ciò che dà spessore al progetto, ne definisce il carattere e costruisce il rapporto tra architettura, paesaggio e memoria dei luoghi. È questa dimensione narrativa, prima ancora che prestazionale, che continuiamo a ricercare.

BIOGRAFIA
Cer Magazine Italia 93 | 09.2026
BIOGRAFIA



Openfabric è uno studio di architettura del paesaggio e urbanistica fondato da Francesco Garofalo nel 2011, con sedi a Rotterdam, Milano e Genova. Lo studio opera a livello internazionale sviluppando progetti a diverse scale, dai parchi e spazi pubblici alle strategie urbane e territoriali. Attraverso un approccio progettuale fondato sulla ricerca, Openfabric esplora le relazioni tra paesaggio, ecologia, urbanizzazione e vita pubblica. Piuttosto che prescrivere esiti definitivi, sviluppa strutture aperte capaci di accogliere il cambiamento nel tempo, riconoscendo nell’adattabilità e nell’imprevisto qualità fondamentali dello spazio pubblico. Il lavoro dello studio è stato premiato, esposto e pubblicato a livello internazionale ed è affiancato da attività di ricerca e insegnamento.