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Manodopera, un viaggio nel mondo ceramico | di Simona Malagoli

Al Castello di Spezzano, antica dimora nobiliare dei Pio di Savoia, batte il cuore pulsante del distretto ceramico modenese-reggiano, del suo presente e soprattutto del suo recente passato. Non sono solo ricostruzioni ambientali ed esposizione di reperti autentici o in copia, rappresentanti le diverse fasi della produzione fittile dal Neolitico all’età contemporanea, a trovarsi qui presso il Museo della Ceramica, ma nella nuova sezione multimediale Manodopera è la presenza concreta di chi il mondo ceramico l’ha vissuto in prima persona a travolgere emotivamente il visitatore. Sono i racconti e le testimonianze degli uomini e delle donne che hanno lavorato nel distretto, immortalati in registrazioni e proiezioni video, a far di Manodopera eco e traccia indelebile di vite ormai trascorse e di passaggi imprescindibili per le generazioni future.
Mediante un approccio museale assai interattivo, la Sezione appare come un vero e proprio viaggio nel tempo, da fine ‘800 a oggi, dove – mostrando i macchinari e ascoltando i racconti dei loro addetti – viene illustrato il processo produttivo, descritti i salti innovativi compiuti, l’eccellenza della piastrella e le trasformazioni avvenute negli anni. A condurne il percorso è il “visit-attore” che, assecondando i propri interessi, le proprie curiosità, può scegliere cosa farsi raccontare e da chi, approfondendo anche temi o argomenti dove la diversità dei punti di vista e delle problematiche appare alquanto evidente al variare dei protagonisti della storia ceramica.
Partendo dalla terra, tema a cui viene dedicato il primo dei quattro ambienti adibiti alla sezione Manodopera, denominati i “sotterranei del castello”, il visitatore inizia il proprio viaggio nel Distretto tra i racconti dei cavatori a mano dell’argilla (al còch), le cui voci pervengono attraverso due microfoni Hedler, per offrirne l’ascolto individuale, mentre agli occhi appaiono filmati, immagini, materie, colori e gli immancabili attrezzi del lavoro, come il pigòun (piccone) e lo scusèt, il badile e la carriola, dismessi poi, sul finire degli anni ’50, con l’arrivo delle ruspe e dei caterpillar.
Grazie al piglio creativo di ETT SpA che, con straordinaria originalità, ha saputo caratterizzare l’allestimento di Manodopera, sfruttando i preziosi suggerimenti dei curatori – Francesco Genitoni, Paola Gemelli e Guglielmo Leoni, con il coordinamento di Stefania Spaggiari, direttrice del Museo della Ceramica -, il visitatore è invitato a compiere un percorso esperienziale da vivere in prima persona, scegliendo una propria identità tra quelle di operaia, imprenditore, sindacalista, venditore o apprendista e marcandone come in fabbrica il cartellino. Pronta ad accoglierlo in maniera personalizzata, una “televisiva” segretaria di una reception aziendale degli anni ’60, che con toni spiritosi e coinvolgenti lo introduce verbalmente al secondo ambiente: il lavoro. Sulla linea produttiva, nei diversi reparti virtualmente ricreati – mulini, presse, smalteria, forni e cottura, scelta e inscatolamento -, addetti alle macchine ne riconoscono la qualifica e dialogano con lui, fungendosi appassionati narratori ed empatici divulgatori di storie familiari o di lavoro, di fatica, di cambiamenti, di lotte e di speranze, in decenni differenti. Parallelamente al racconto della fabbrica, delle macchine e del processo tecnologico, costruito attorno a pezzi di linea emblematici, tre tavoli del tempo – il primo in legno “gli inizi”, il secondo in formica “il boom” e il terzo, verosimilmente un computer, “l’oggi” con apertura al futuro – soddisfano qualsiasi voglia di conoscenza sulla storia della piastrella, riguardo argomenti quali il lavoro, il territorio, i prodotti, i trasporti e la comunicazione, relativamente al periodo storico prescelto. Si tratta di schermi interattivi bilingue da toccare, da sfogliare, per visionare contenuti e immagini sempre aggiornabili, offrendo la possibilità di portarsi a casa un pezzo di museo o mandare un saluto agli amici attraverso l’invio di cartoline elettroniche. Sei “piastrelle parlanti”, seguendo un percorso crono-temporale, documentano poi sull’evoluzione di decoro, design, formati e caratteristiche del prodotto: “Tocca una piastrella per introdurre un video” è ancora una volta un invito al visitatore a farsi protagonista attivo della sua presenza al Museo, sfruttando schermi touch e modalità esperienziali user friendly per approfondire temi a tal punto radicati nelle persone e nelle comunità da costituirne la storia.

L’uscita dalla “fabbrica” viene scandita, come avveniva normalmente al termine di una giornata lavorativa, dal suono inconfondibile della sirena: “i cancelli si aprono” e il percorso prosegue in una terza sala – manodopera – dove la vita vera di chi ha dato cuore e mani alla produzione viene pienamente assaporata attraverso un filo diretto con i testimoni. Una periferica, la kinect, sensibile ai movimenti del corpo, permette al visitatore di scegliere i volti, proiettati frontalmente, di coloro che desidera ascoltare, le cui parole possono raccontare aspetti sociali dell’occupazione, la conquista dei diritti, l’immigrazione o questioni ambientali. Presenti, poi, sono i concreti oggetti del lavoro quotidiano: tre vetrine, dotate di monitor LCD su cui scorrono testi, immagini o filmati – tecnologie all’avanguardia per raccontare al meglio l’evoluzione degli strumenti e dei processi utilizzati dalla filiera ceramica – ne rappresentano una curiosa campionatura, organizzata in tre principali tematiche. In “Alambicchi & vecchi pennelli”, il laboratorio appare protagonista, mostrando gli strumenti del “ceramista-pasticcere”, come si definiva qualcuno, quali setacci, perette, retini, una bilancia per smalti, un mulino portatile, svelando ad un osservatore attento il loro antico uso. La presenza di “orde di donne” che affollavano soprattutto reparti prettamente femminili come la scelta e il decoro è rappresentata dai loro effetti personali – borsette, grembiuli, guanti, libretti di lavoro – e fotografie o testimonianze a documentarne non solo l’attività in fabbrica, ma anche momenti di socialità, o aspetti ad essa correlati come la gestione dei figli, l’asilo, le relazioni sindacali. Non poteva infine mancare il riferimento a quell’ingrediente così particolare, quanto essenziale per il decollo e l’affermazione del comparto, che è stato “l’olio d’ingegno”: quell’ingegnosità che sta per strappolare, scancherare, snasare, più che per sperimentare e innovare, ma che ha fornito un apporto difficile da quantificare tanto è stato importante e articolato. La terza vetrina mostra e racconta proprio alcune di queste straordinarie, per quanto bizzarre “invenzioni”, esemplari colpi d’ingegno quali i copertoni di bicicletta per pulire i bordi delle piastrelle, il Vinavil per ottenere effetti particolari, oppure la Coca-Cola per stendere meglio lo smalto, o i gusci di noci da bruciare nei forni in mancanza di legna.

Se il percorso della piastrella, dalla terra al processo produttivo, appare a questo punto terminato, la sezione Manodopera non dimentica, in realtà, il grande viaggio che il prodotto finito deve poi compiere all’esterno, spesso all’estero. La torre del castello, trasmettendo quell’intrinseca suggestione che fa parte della sua natura e quel senso quasi claustrofobico, proprio a voler evidenziare, per contrapposizione, la vastità dei confini oltre i quali il mondo ceramico si è esteso e prosegue tutt’ora la sua corsa, riserba al visitatore un video emozionale, proiettato sugli storici muri delle pareti, che racconta per immagini proprio quel viaggio, del passato ma – pur con strumenti diversi – sempre presente. Volto alla comunicazione, promozione e commercializzazione del prodotto, racchiude tutto quel grande lavoro che muove al far conoscere, apprezzare e utilizzare dal mondo il made in Italy delle piastrelle: qui si parla di marketing, pubblicità, editoria di settore, fiere, design, fino a sponsorizzazioni di carattere sportivo o culturale… Canali privilegiati capaci di dilatare i confini territoriali della ceramica all’intero globo, di cui noi tutti, legittimamente, ci sentiamo parte integrante.
Sarà forse per questo che, nonostante uno smarrito stupore, al suono proveniente dalla riproduzione di una cabina telefonica il visit-attore è portato ad alzare il ricevitore? Una voce che recita: “Raccontaci la tua esperienza in ceramica, anche un singolo ricordo…” lo invita a lasciare una testimonianza, offrendogli la possibilità di immortalare – “dopo il segnale acustico” – la sua voce e contribuire, grazie al proprio apporto, alla fitta trama di memorie, diversamente perdute, di cui la storia della ceramica è intrisa. Ed è così che, innescando un circolo virtuoso, si torna alle origini, alla ragione primaria che ha portato alla nascita della sezione Manodopera, nonché dell’intero progetto di cui essa fa parte.

Orari Castello di Spezzano e Museo della Ceramica
Aperto da aprile a novembre, sabato e domenica ore 15-19
Visite guidate su prenotazione tutto l’anno
tel. 0536 833 412 – [email protected]
https://www.facebook.com/castellodispezzano