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Immobili (per l’ospitalità) … in movimento | di Simone Ricci

Le strutture di ospitalità del BelPaese stanno innalzando il proprio standard, grazie ad ingenti investimenti messi in campo.

In Italia, nel 2016, il fatturato del mercato immobiliare alberghiero ha raggiunto i 2,4 miliardi di euro (+14,3%). Si stimano transazioni per un totale di oltre 6.600 camere, di cui circa il 17% (1.150 camere) ha riguardato stanze in strutture alberghiere collocate nelle principali città (Milano, Roma, Venezia e Firenze), mentre poco più del 4% (279 camere) si trovavano in località secondarie (Taormina, Lucca, Capri e Napoli) e circa il 10% (659 camere) erano collocate in località emergenti, quali Torino e Siracusa.

Tra il 2004 e il 2015 tutte le tipologie extralberghiere hanno registrato una significativa crescita: gli agriturismi sono aumentati di 8.224 esercizi, gli alloggi in affitto gestiti in maniera imprenditoriale sono cresciuti di 16.489 attività e i b&b ne hanno aggiunte altri 22.588, con una media di duemila attività ogni anno.

In Italia l’attività di espansione dei principali gruppi alberghieri e di privati è proseguita a ritmi costanti. Lombardia e Sicilia si collocano ai primi posti nel Paese per numero di interventi rispettivamente con dieci e nove strutture. La ricerca di Scenari Immobiliari – Allegroitalia Hotel & Condo ha preso in considerazione quaranta interventi lungo la Penisola: si tratta per la maggior parte di cambi di gestione (20 casi), seguiti da nuove aperture (17) e poi da interventi di ristrutturazione (3). Complessivamente sono state interessate 3.088 camere, escludendo abitazioni e casolari. Il Lazio si posiziona al terzo posto con sette interventi, dei quali tre consistono dell’apertura di “design hostels”. Seguono Toscana, Campania e Piemonte.

Da questa casistica si evidenzia come l’espansione alberghiera in Italia presenta un’ampia e ricca varietà di opportunità e attrattività, composta da destinazioni che fuoriescono da quelle finora più ambite considerate top.

Tra le proposte innovative, infatti, emergono i “condohotel”, ovvero la conversione in residenziale seconda casa di massimo il 40% della superficie di una struttura ricettiva, creando unità indipendenti, dotate di servizi autonomi e cucina. Le unità vengono vendute, ma continuano ad essere affittate come una normale camera di albergo, attraverso un contratto di gestione, durante il quale non verrà utilizzata dal nuovo proprietario, che a sua volta potrà partecipare all’utile della gestione.

Altri trend significativi sono la creazione di strutture ricettive dedicate a soddisfare le esigenze specifiche di una categoria di utenti come i Millennials, che richiedono ambienti dinamici, moderni, spesso di design, con alta dotazione tecnologica ed uso degli ambienti con spirito di condivisione e esperienza collettiva.

Infine si rafforza il concetto di portare l’albergo dentro casa, però nel segmento lusso. Airbnb ha in Italia 300.000 locations, che nel 2016 hanno ospitato circa 5,6 milioni di ospiti: l’obiettivo è quello di offrire servizi di un hotel in abitazioni di lusso, preferibilmente collocate in posizioni di prestigio, spesso associate a servizi di standard elevati, come la conciergerie.

Anche il mercato immobiliare alberghiero europeo nel 2016 ha registrato un numero elevato di transazioni, anche se inferiore all’anno precedente. Si stima che le operazioni abbiano riguardato oltre 133.000 camere di strutture alberghiere, per un investimento totale superiore ai 17,5 miliardi di euro. La Germania si colloca al primo posto per numero di transazioni (relative ad oltre 27.000 stanze), togliendo il primato al Regno Unito (con quasi 22.000 stanze) che negli anni precedenti concentrava la fetta più grande del mercato europeo.