Storia


È tutta una questione di alchimia | di Maria Teresa Rubbiani
(Aprile 2026) – Che la conoscenza tecnica e scientifica e, per intenderci, in campo ceramico, in particolare la chimica, ma anche la geologia e perfino la fisica fossero aspetti fondamentali della produzione della ceramica, per noi, che lavoriamo nell’industria ceramica, non era certo un mistero.
Ma trovare questo concetto esposto e così ben narrato in un museo che al suo centro ha sì la ceramica, ma soprattutto la ceramica in quanto arte, e quindi espressione dell’anima e del pensiero umano, è qualcosa che ci ha sorpreso.
D’altra parte, avremmo dovuto immaginarlo a partire dal titolo, che contiene infatti la parola ‘Alchimia’, una parola scelta non a caso non solo per il suo chiaro riferimento alla scienza, ma anche per essere, diciamo, un’espressione ‘datata’ per definire la scienza. Il pensiero alchemico è considerato, infatti, da molti il precursore della chimica moderna prima della nascita del metodo scientifico.
Stiamo parlando della mostra che è stata inaugurata al Museo Internazionale della Ceramica di Faenza e dedicata alla manifattura Ginori “Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura” e che resterà aperta fino al 2 giugno 2026.

Dal percorso della mostra emerge come l’importanza storica della Manifattura Ginori non è data solo dalla qualità estetica ed artistica dei suoi prodotti, ma anche (e insieme) dalla ricerca continua e dall’evoluzione della tecnologia ceramica, dallo studio scientifico di smalti e colori e da tecniche ben illustrate nell’allestimento.
La mostra è dunque un omaggio non solo alla qualità artistica della ceramica, ma anche al suo intrinseco contenuto tecnico. Esattamente, e in continuità con quanto è accaduto e accade tuttora nel settore industriale della ceramica e in quello delle lastre ceramiche in particolare, dove ormai un secolo di evoluzione dei prodotti dimostra come il settore ceramico – non solo artigianale, ma anche industriale – continui ad operare con la stessa modalità: quella di superare continuamente i limiti imposti dalla materia per poter produrre oggetti di qualità sempre migliore.
La mostra rilegge due secoli di storia della manifattura di Doccia, proponendo una narrazione inedita dell’evoluzione della ceramica nel XVIII e XIX secolo.
Attraverso un’ampia selezione di opere e manufatti provenienti dalle collezioni del Museo Ginori e del MIC Faenza, le curatrici Oliva Rucellai e Rita Balleri mettono in scena la dialettica tra creatività e limiti imposti dalla materia, tra ricerca estetica e progresso scientifico, tra tradizione e mutevolezza del gusto della committenza.

A sinistra: Gaspero Bruschi e Manifattura Ginori, Amore e Psiche, porcellana dal marmo antico nella Tribuna della Galleria degli Uffizi, 1748 circa, Sesto Fiorentino, Museo Ginori. A destra: Manifattura Ginori, Amore e Psiche, porcellana dal marmo antico nella Tribuna della Galleria degli Uffizi, 1750 ca., MIC Faenza.
“Spesso, dietro a un certo impasto, al colore di uno sfondo o a una particolare forma che oggi ci appaiono scontati – racconta Oliva Rucellai, capo-conservatrice del Museo Ginori – ci sono scoperte, invenzioni, ricerche e fallimenti di cui non siamo consapevoli. Questa mostra è un invito a leggere la storia della Manifattura Ginori anche attraverso queste conquiste.”
Il racconto ha inizio nella prima metà del Settecento, quando Carlo Ginori, appassionato di chimica, fonda l’omonima manifattura e si dedica personalmente alla ricerca della ricetta dell’impasto della porcellana.
Il percorso si snoda poi in diverse sezioni dedicate alle sculture in porcellana; al progressivo arricchirsi della decorazione pittorica e della tavolozza cromatica; alle innovazioni di Carlo Leopoldo Ginori (inventore della fornace a quattro piani), di Giusto Giusti (il chimico della manifattura che riscopre la ricetta del lustro delle antiche maioliche rinascimentali) e dei primi direttori artistici della manifattura.
L’esposizione si chiude con il passaggio della Ginori a vera e propria industria e con uno sguardo rivolto al XX secolo, quando la neonata Richard-Ginori fonderà gran parte della sua prosperità sulla produzione di porcellane elettrotecniche, solitamente non esposte in ambito museale.
Con questa mostra il MIC Faenza rende nuovamente omaggio alla ricchezza delle collezioni del Museo Ginori (attualmente chiuso al pubblico a causa dei lavori di ristrutturazione della sua sede di Sesto Fiorentino), in continuità con la collaborazione avviata in occasione della mostra Gio Ponti – Ceramiche, ospitata a Faenza dal 17 marzo al 13 ottobre 2024.
“Questa mostra si inserisce in un programma del nostro Museo di valorizzazione delle manifatture italiane che hanno fatto la storia della ceramica italiana – continua la direttrice del MIC Faenza Claudia Casali. – Ginori è sinonimo di eleganza ma anche di ricerca, tecnica e tecnologia. Questa esposizione è una straordinaria opportunità di vedere riuniti gruppi scultorei come Amore e Psiche di eccezionale importanza nella produzione Ginori, evento unico e difficilmente riproponibile”.
Visita guidata settimanale (inclusa nel biglietto): ogni sabato alle ore 16:00.

