L’idrotermosanitario vale 43 miliardi di euro, con oltre 125.000 addetti
(Febbraio 2026) | Un fatturato 2024 complessivo pari a 42,8 miliardi di euro, 23.762 imprese attive tra produttori, distributori, installatori e studi tecnici (l’11,4% operanti nella vendita al dettaglio di materiali edili e ceramiche) e 125.721 addetti (+6,4% rispetto all’anno precedente), con una media di 9 per azienda. Nel suo complesso la filiera attiva quasi 1,3 milioni di addetti tra diretti, indiretti e indotti.
Questi sono alcuni dei dati del settore idrotermosanitario italiano, illustrati durante il XXVI Convegno Nazionale ANGAISA del 4 dicembre 2025 a Milano e frutto di uno studio realizzato da Nomisma.
Se guardiamo la distribuzione geografica delle sole società di capitali (vendite 2024 a 36,3 mld €, -18,6%), il 74% del fatturato, pari a oltre 26 mld €, viene generato nel Nord del Paese, mentre il 14% viene creato nel Centro e il 12% nel Sud Italia.
Da un rapido confronto con il mondo della produzione, vediamo come i dati di fatturato e addetti delle società di capitali siano allineati: infatti le oltre duemila aziende produttrici (tra cui anche i produttori di ceramica) fatturano 38,6 mld € e impiegano oltre 127mila addetti, contro appunto i 36,3 mld € e 125mila addetti della distribuzione organizzata di ANGAISA.
In termini di valore aggiunto, l’impatto del settore idrotermosanitario sull’economia italiana ammonta a 93,1 mld €, se si includono quello indiretto e gli indotti: nel dettaglio, Nomisma stima 22,3 mld € di valore aggiunto diretto, 41 mld € generati lungo la catena del valore (indiretto) e 29,8 mld € derivanti dai consumi delle famiglie coinvolte (indotto).

Lo studio Nomisma-ANGAISA offre anche un’interessante panoramica sull’immobiliare italiano, composto da oltre 12,5 milioni di edifici residenziali: sappiamo già che il 56% di essi è stato costruito prima degli anni Settanta e il 52% si trova in classe energetica F o G.
Nel nostro Paese l’abitazione è soprattutto un luogo da vivere e come tale deve offrire il massimo comfort (per il 63%), mentre nel 27% dei casi è considerata un investimento a lungo termine. Gli italiani sono soddisfatti della propria casa (75%) e per quanto riguarda i motivi, il 76% degli intervistati indica al primo posto assoluto la vivibilità rispetto al clima, che precede il numero e la dimensione delle camere disponibili (73%), gli arredi (70%) e la qualità dei rivestimenti (69%).
Nel 47% dei casi gli italiani dichiarano di avere in programma di attuare interventi di manutenzione nei prossimi 12 mesi e 2 italiani su 3 guardano alla ristrutturazione come a un progetto da mettere in campo nei prossimi due o tre anni, con una spesa media prevista di circa 29mila euro.

Gli italiani non puntano a rivoluzionare la casa, ma il 45% è interessato a intervenire principalmente sui bagni, il 40% sugli spazi esterni e le facciate, il 35% su cucina e/o sala da pranzo, il 30% su zona giorno e living e il 21% sulla zona notte. Nello specifico, il 55% degli italiani prevede di rinnovare l’arredamento e i mobili, mentre ben il 51% prevede di sostituire pavimenti e rivestimenti.
Per il 79% degli italiani, il risparmio energetico è la leva che attiva l’azione; seguono la sostenibilità per ridurre l’impatto ambientale (71%) e l’utilizzo di materiali e prodotti green (67%).

Il 25% degli italiani dichiara che senza gli incentivi non ristrutturerebbe mentre il 48% ha affermato che la presenza dei bonus è stata determinante per convincerli a intervenire. Nel complesso, gli intervistati da Nomisma dichiarano una conoscenza molto alta dei principali bonus disponibili — dall’Ecobonus al Bonus ristrutturazioni — ma il livello cala quando si passa alle misure più tecniche come il Conto Termico, che rappresenta l’unico incentivo realmente strutturale per accompagnare la transizione energetica: una dotazione da 900 milioni di euro l’anno, fino al 65% di contributo per privati e il 100% per la PA, accesso esteso a imprese e comunità energetiche.
Infine, uno sguardo sul mercato delle costruzioni, che sembra tornare a stabilizzarsi dopo il boom del triennio 2021-23, assestandosi a 55 mld € per le manutenzioni residenziali e 14 per le nuove abitazioni, con un calo degli investimenti del -15% per l’anno in corso. Si prevede che le compravendite di abitazioni continuino a crescere nel prossimo triennio, passando dalle 720mila del 2024 a oltre 780mila attese nel 2027.