Una posizione di eccellenza in Val di Fassa, a cinquanta metri dalle piste da sci e nel cuore dell’area Dolomiti Superski, unita a un progetto architettonico attento alla sostenibilità: l’Hotel Fedora si presenta come un esempio di ristrutturazione virtuosa e lungimirante. A confermarlo è la recente menzione del progetto alla XIII edizione del concorso Grand Prix di Casalgrande Padana, nella categoria Edifici Direzionali, Commerciali, Pubblici e dei Servizi. La giuria ha motivato il riconoscimento sottolineando come, all’interno della riforma complessiva della struttura alberghiera preesistente, la scelta di caratterizzare il piano terreno e gli spazi esterni con un unico gres porcellanato grigio venato – impiegato per pavimentazioni interne ed esterne, superfici parietali e piani di appoggio dei banconi di servizio – abbia saputo unificare gli ambienti sul piano cromatico e materico, attribuendo alle lastre il ruolo di protagoniste dell’intervento.

Dalla voce del progettista, l’architetto Paolo Mariani, i principali dettagli sulla filosofia progettuale che ha mosso l’intervento: “il progetto evoca il paesaggio alpino che circonda l’intervento attraverso il contrasto sia cromatico che materico tra due soli materiali che evocano quelli naturali: la ‘Pietra Nativa’ e il legno di abete naturale, utilizzato per realizzare separé e parapetti costituiti da semplici tavole che scandiscono il ritmo, un po’ come fa una foresta di conifere con i suoi tronchi dritti che si stagliano contro la montagna. Lo spazio è costruito dall’ombra; l’uso di specchi e di grandi superfici vetrate crea illusioni ottiche rendendo questo luogo vocato al relax, rilassante e magico. Il colore scuro ed opaco del gres, con la sua capacità di assorbire la luce, ha assolto egregiamente al suo compito di ‘blocco’ sul quale scolpire con la luce l’architettura di questo piccolo ma significativo intervento di ristrutturazione”.

La richiesta della committenza era quella di dare forma ad ambienti contemporanei, caldi e luminosi, in dialogo con il contesto naturale. Un obiettivo raggiunto grazie a una selezione accurata dei materiali, elemento chiave dell’intervento, che ha coniugato qualità estetica, coerenza progettuale e una particolare attenzione ai temi della sostenibilità. Ne parla l’architetto Mariani: “Al posto della pietra, materiale non rinnovabile e con spessori non gestibili nel progetto esecutivo di ristrutturazione, è stato privilegiato il gres fine porcellanato Dragon Black della serie Amazzonia, di Casalgrande Padana, posato in quattro formati differenti, sia per i pavimenti che per i rivestimenti, nella sua versione più ‘materica’, in linea con le necessità funzionali delle diverse tipologie di spazi”. Certificata – fra gli altri protocolli – EPD, EMAS, LEED e ISO 14001, la serie di Casalgrande Padana si è rivelata non solo uno strumento progettuale capace di mettere in relazione i diversi spazi del piano terra, ma anche una chiara dichiarazione di intenti in materia di sostenibilità.